Non è in discussione una Direttrice. È in discussione il ruolo dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura.
Il recente provvedimento disciplinare adottato nei confronti della Direttrice di un Istituto Italiano di Cultura in Sud America pone interrogativi che travalicano il singolo procedimento e investono direttamente il ruolo, le funzioni e lo status professionale dell'intera categoria dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Non spetta al Sindacato pronunciarsi sul merito delle singole contestazioni disciplinari, che dovranno essere accertate nelle sedi competenti e nel pieno rispetto del diritto di difesa. Ciò che invece non possiamo ignorare è l'impostazione generale del provvedimento, dalla quale emerge una concezione del ruolo del Direttore di Istituto che appare difficilmente conciliabile con la legge n. 401/1990, con la concreta organizzazione della rete degli IIC, con una prassi consolidata nelle nostre Rappresentanze consolari, e con i più elementari principi di management pubblico.
Una disciplina che presuppone un'organizzazione che non esiste
Il provvedimento richiama l'articolo 14 della legge n. 401/1990, secondo cui il Direttore, in caso di assenza, affida la reggenza a un addetto. Ma la domanda è inevitabile: a quale addetto? Da oltre un decennio numerosi Istituti Italiani di Cultura operano senza personale APC. In molti casi il Direttore è l'unico funzionario ministeriale presente nella sede. Se tale situazione fosse ritenuta incompatibile con la legge, la responsabilità non potrebbe evidentemente ricadere sui Direttori, bensì sull'Amministrazione che, negli anni, non ha assicurato un'organica distribuzione del personale, lasciando numerosi Istituti privi delle professionalità previste dall'ordinamento. Il caso in esame è particolarmente significativo. L'Istituto era rimasto privo di Direttore per circa sette anni e la nuova Direttrice affrontava la sua prima missione all'estero. Proprio tali circostanze avrebbero dovuto indurre l'Amministrazione ad assicurare un adeguato supporto amministrativo. Non è accaduto. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. Basti ricordare l'esperienza, per certi aspetti traumatica, dell'Istituto Italiano di Cultura di Almaty, avviato senza personale APC e, per lungo tempo, persino senza contrattisti locali, situazione che ha inevitabilmente determinato rilievi nel corso della recente ispezione amministrativa, oltre a malessere psicologico e organizzativo a carico del Direttore.
Il Direttore non è un impiegato d'ufficio
Ancora più preoccupante è l'impostazione relativa all'obbligo di timbratura. Il provvedimento sembra fondarsi sull'idea che il corretto adempimento delle funzioni di un Direttore possa essere verificato principalmente attraverso la presenza fisica in ufficio. È una ricostruzione che non corrisponde alla realtà e alla prassi ben conosciuta al MAECI. Oltretutto, questa impostazione è in radicale controtendenza rispetto a quanto stanno facendo altri uffici del MAECI, i quali stanno elaborando nuove forme, sempre più sofisticate, di valutazione dell’impato dell’operato degli Istituti. L'attività dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura si svolge spesso anche all'esterno dell'ufficio: incontri istituzionali, relazioni con autorità locali, università, fondazioni, musei, imprese culturali, attività di rappresentanza, eventi serali, partecipazione ad eventi EUNIC e di altro tipo, missioni e trasferte costituiscono la parte essenziale della funzione. Per non parlare delle funzioni creative, di ideazione di un evento o progetto culturale, attività intellettuale che, per sua natura, può avvenire in qualsiasi momento e non può essere rendicontata in maniera meramente burocratica. È un fatto notorio, al MAECI, che dirigere un Istituto ci configura come un'attività che, per sua natura, non può essere ricondotta ai tradizionali criteri di controllo propri del personale amministrativo con mansioni esclusivamente esecutive. La valutazione del Direttore non può fondarsi sul numero delle timbrature, ma sul raggiungimento degli obiettivi istituzionali, culturali e promozionali assegnati dalla legge, dal MAECI e dal Capo Missione. È questo che distingue una funzione apicale da una funzione meramente esecutiva. Se così non fosse, giungeremmo al paradosso che nel caso in cui la Direttrice o il Direttore passasse anche dieci ore in ufficio, senza riscontri oggettivi con la realizzazione di eventi e attività esterne di elevato livello e impatto, la sua condotta sarebbe considerata irreprensibile! Equiparare, di fatto, una figura apicale con grandi responsabilità di proiezione esterna a un impiegato esecutivo o, di fatto, a una segretaria del Capo Missione potrebbe anche creare potenziali danni erarariali, quelli relativi al sottoutilizzo, e conseguente demansionamento, di personale iper qualificato con funzioni dirigenziali.
L'autonomia operativa non può essere svuotata
Particolarmente significativa è l'affermazione secondo cui la mancata timbratura avrebbe impedito al datore di lavoro di verificare il corretto svolgimento della prestazione lavorativa. Una simile impostazione rischia di svuotare di contenuto anche il principio di autonomia operativa riconosciuto ai Direttori dalla legge n. 401/1990 e da una prassi consolidata in oltre trent’anni. Non può infatti sostenersi, da un lato, che il Direttore eserciti funzioni di alta responsabilità nella promozione culturale dell'Italia all'estero e, dall'altro, che la verifica della sua prestazione debba identificarsi prevalentemente nella registrazione dell'ingresso e dell'uscita dall'ufficio. Non lo si ripeterà mai abbastanza: una simile impostazione finisce inevitabilmente per ridimensionare il ruolo del Direttore, trasformando una figura chiamata a conseguire risultati in una figura valutata principalmente sulla base della presenza fisica.
La rete degli IIC funziona grazie al senso di responsabilità dei Direttori
In tutte le sedi estere è prassi normale che Direttori, Direttrici e Capi Missione mantengano un contatto costante attraverso strumenti digitali (utilizzato quasi ovunque il WhatsApp, anche in orari serali e durante il fine settimana), ben oltre l'orario ordinario di servizio consueto. La reperibilità è una componente fisiologica della funzione manageriale e dirigenziale. Molti eventi culturali, oltretutto, si svolgono la sera, nei fine settimana e nei giorni festivi. Le relazioni istituzionali non seguono l'orario dell'ufficio. Anzi, la maggior parte dei direttori deve dedicare parte delle ferie e dei congedi in Italia per gestire vari problemi della sede, per reperire contatti relativi a eventi culturali una volta rientrati in sede, per controllare le comunicazioni urgenti di posta elettronica ecc. Questo in aperta violazione del diritto del lavoratore a ferie continuative. Per tale ragione, nella quasi totalità delle sedi, questi aspetti sono sempre stati gestiti attraverso il dialogo, la fiducia reciproca e la responsabilizzazione delle figure apicali. Giacché, questo va detto, la quasi totalità dei Capi Missione, consapevoli della situazione critica degli IIC, hanno sempre instaurato un dialogo fattivo con le direttrici e i direttori degli IIC, dialogo finalizzato al conseguimento della missione culturale e istituzionale dell’Ambasciata stessa. È un modello organizzativo che ha consentito agli Istituti di operare con efficacia nonostante croniche e molto serie carenze di personale e di risorse. L’impostazione del provvedimento della DGRI, insomma, pare ignorare i principi di efficacia, efficienza ed economicità, che sono particolarmente rilevanti nell’operato delle figure apicali cui è stato assegnata la direzione di un Istituto.
Serve un chiarimento politico e amministrativo
La questione non riguarda una singola Direttrice o Direttore. Riguarda il modello organizzativo che il Ministero intende adottare per l'intera rete degli Istituti Italiani di Cultura. Per questo chiediamo un chiarimento ai massimi livelli dell'Amministrazione. In mancanza del quale dovremo rivolgerci al vertice politico. Pochi mesi fa, nel corso della Conferenza dei Direttori di Verona, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha pubblicamente riconosciuto il valore del lavoro svolto dai Direttori e dalle Direttrici degli Istituti Italiani di Cultura, sottolineandone l'impegno in condizioni spesso difficili e manifestando la volontà di rafforzarne e valorizzarne il ruolo. Le modalità applicative che emergono da questo provvedimento vanno in una direzione opposta.
Se cambia il modello organizzativo, dovranno cambiare anche le condizioni di lavoro
Qualora l'Amministrazione ritenga di introdurre un regime uniforme di rilevazione dell'orario per tutti le Direttrici e Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, tale scelta dovrà essere comunicata chiaramente urbi et orbi, nonché accompagnata da un coerente e contestuale, di necessità immediato, ripensamento dell'intero assetto organizzativo e delle piante organiche. Ciò significa, anzitutto, garantire a ogni Istituto un adeguato organico di personale APC, affinché le disposizioni previste dalla legge possano trovare concreta applicazione. Altrimenti l’applicazione dell’obbligo di timbratura, con conseguente diritto implicito al recupero integrale degli straordinari, porterebbe, nel giro di pochi mesi alla paralisi degli Istituti di Cultura. Chiederemo all’On. Ministro Tajani se è d’accordo con questa malaugurata ipotesi. Significa inoltre affrontare il tema delle prestazioni lavorative rese oltre l'orario ordinario, della reperibilità permanente, delle attività serali e festive e delle missioni istituzionali che caratterizzano quotidianamente il lavoro dei Direttori. Il Sindacato, nel pieno rispetto delle determinazioni che saranno assunte dall'Amministrazione, si riserva pertanto di attivare ogni iniziativa utile alla tutela della categoria, compresa la richiesta di riconoscimento economico delle prestazioni eccedenti rese negli ultimi anni e la rivendicazione di un organico minimo adeguato presso tutti gli Istituti Italiani di Cultura. Non si può pretendere il rigoroso rispetto di obblighi organizzativi senza garantire, contestualmente, le condizioni necessarie affinché tali obblighi possano essere concretamente adempiuti. È in gioco non soltanto la tutela dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, ma la credibilità dell'intera rete della diplomazia culturale italiana.
La Segreteria UIL FP MAECI