Riunione delle direttrici e dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura – Verona

Come UIL, desideriamo innanzitutto esprimere il nostro apprezzamento per l’ottima organizzazione della riunione di Verona. Ribadiamo inoltre la nostra soddisfazione per la scelta, compiuta alcuni anni fa, di svolgere questi incontri in diverse città italiane: una formula che favorisce il confronto, consolida le relazioni professionali e offre preziose occasioni di conoscenza del territorio e di elaborazione di nuove idee. Nel corso della riunione è risuonata più volte una parola particolarmente significativa per il personale dell’Area della Promozione Culturale: valorizzazione delle direttrici e dei direttori (e, aggiungiamo, degli addetti APC). Sia i dirigenti diplomatici sia il Ministro Tajani hanno ribadito la volontà di valorizzare maggiormente la categoria. Ebbene, con l’istituzione della Quarta Area, è arrivato il momento di tradurre tale impegno in una scelta concreta. Si tratta di un’occasione che non può essere mancata. Attendiamo pertanto con fiducia l’individuazione di un numero congruo di posti, comprendente anche varie posizioni presso le sedi estere.

Ciò premesso, riteniamo necessario richiamare l’attenzione su alcune criticità che hanno ormai assunto carattere strutturale.

1. Sottoimpiego delle professionalità APC

Permangono, sia a Roma sia all’estero, forme di evidente sottoimpiego del personale APC, spesso in possesso di titoli accademici, competenze linguistiche ed esperienze professionali comparabili a quelli richiesti nella docenza universitaria e nelle funzioni di elevata responsabilità culturale. Non appare ragionevole che professionalità di questo livello siano utilizzate per mansioni non coerenti con il loro profilo, mentre le strutture della promozione culturale soffrono una crescente carenza di personale qualificato. La valorizzazione non può quindi limitarsi a un’enunciazione di principio: deve tradursi nell’attribuzione di incarichi, funzioni e responsabilità adeguati alle competenze effettivamente possedute, in conformità alla Legge 401/90.

2. Condizioni economiche del personale a contratto

In diverse sedi, tra cui Budapest, Almaty e Sofia, ma non soltanto in queste, si sta manifestando una situazione particolarmente preoccupante: il personale a contratto valuta di lasciare l’incarico a causa di retribuzioni divenute insufficienti rispetto al costo della vita. Le procedure di selezione continuano a fondarsi su un’impostazione ormai superata, mentre gli Istituti Italiani di Cultura hanno bisogno di personale laureato, specializzato, plurilingue e in grado di operare nei settori della comunicazione, dell’amministrazione, della progettazione culturale e delle relazioni istituzionali. Ad Almaty, per limitarci a un caso di cui conosciamo direttamente la situazione, lo stipendio di un impiegato di concetto supera di poco i 1.100 euro mensili. L’affitto di un monolocale non nuovo, in una zona neppure centralissima, può aggirarsi intorno ai 600 euro al mese, in un contesto segnato negli ultimi anni da una forte crescita dei prezzi (oltre 25% annuo di inflazione). Ne deriva una conseguenza paradossale e socialmente inaccettabile: possono permettersi di lavorare per l’Istituto esclusivamente coloro che dispongono già di un’abitazione di proprietà o che vivono con la propria famiglia. Occorre pertanto rivedere con urgenza i parametri retributivi, affinché il personale a contratto possa essere selezionato e trattenuto sulla base delle competenze professionali, e non della propria situazione familiare o patrimoniale.

3. Assegnazione degli addetti APC e sostegno agli Istituti di nuova istituzione

Non risulta sufficientemente chiaro secondo quali criteri vengano assegnati gli addetti APC ad alcuni Istituti e non ad altri. Ci è stata inoltre segnalata una particolare disattenzione nei confronti delle difficoltà incontrate dagli IIC di più recente istituzione. Ad Almaty, ad esempio, il direttore ha dovuto avviare l’Istituto operando sostanzialmente da solo per quasi un anno, arrivando persino a sostenere personalmente il costo di un tirocinante. Successivamente, una volta concluse le procedure concorsuali, è stato necessario formare il personale appena assunto. Nel frattempo, il direttore ha dovuto assicurare incontri istituzionali, programmazione culturale, organizzazione di eventi, gestione amministrativa, ricerca di sponsor e costruzione di una rete di relazioni in un’area geografica vasta e strategica. Oggi l’IIC di Almaty ha inoltre perso i propri locali di rappresentanza a causa dell’aumento improvviso del canone di locazione. È dunque legittimo domandarsi se abbia senso istituire nuovi Istituti Italiani di Cultura senza garantire fin dall’inizio personale, risorse economiche e sedi adeguate. Proprio per questo, pur riconoscendo l’eccellente organizzazione della riunione di Verona, ci dispiace rilevare che non sia stato previsto uno specifico momento di confronto tra tutti i direttori degli Istituti di nuova istituzione in una sessione specifica, come Miami, Almaty e Bangkok, affinché potessero condividere esperienze, problemi e possibili soluzioni. L’apertura di un nuovo Istituto rappresenta un investimento importante per il Paese e non può essere affidata esclusivamente alla capacità individuale, allo spirito di sacrificio o all’iniziativa personale del direttore incaricato.

4. Autonomia operativa e funzioni dirigenziali dei direttori APC

Occorre tutelare con maggiore chiarezza l’autonomia operativa dei direttori degli Istituti, anche nell’interesse delle Ambasciate e dell’efficacia complessiva dell’azione culturale italiana all’estero. Riemerge, in alcune sedi, l’annosa questione dell’obbligo di timbratura del cartellino per i direttori APC. Si tratta di un tema che richiede una posizione univoca da parte dell’Amministrazione. Qualora i direttori fossero assimilati integralmente al restante personale soggetto a un rigido orario d’ufficio, dovrebbe essere loro riconosciuto anche il pieno diritto al recupero delle numerose ore aggiuntive lavorate. L’applicazione coerente di tale principio renderebbe tuttavia molti Istituti difficilmente gestibili, in assenza di almeno due addetti culturali a sostegno di ogni direzione. È noto che molti direttori lavorano almeno cinquanta ore alla settimana e sono frequentemente impegnati la sera, nei fine settimana e durante i giorni festivi. Le attività culturali serali possono certamente essere gratificanti, ma non costituiscono un passatempo: sono parte integrante dell’attività lavorativa. Le tantissime ore aggiuntive accumulate sono spesso impossibili da recuperare, proprio a causa della continuità degli impegni e della scarsità di personale. Non è accettabile che, quando occorre assumere responsabilità, firmare bilanci, gestire personale e rappresentare l’Italia, il direttore APC sia considerato titolare di funzioni sostanzialmente dirigenziali, mentre, in altri momenti o in alcune sedi, venga trattato come un semplice impiegato sottoposto a modalità di controllo incompatibili con la natura dell’incarico.

Chiediamo pertanto che la DGRI si pronunci con chiarezza sulla materia.

È infatti evidente che i funzionari APC preposti alla direzione di un Istituto esercitano, nella sostanza, funzioni dirigenziali, desumibili almeno dai seguenti elementi:

  • elevata professionalità e approfondita preparazione culturale;
  • rilevanti responsabilità organizzative, amministrative e istituzionali;
  • responsabilità di firma, di gestione del bilancio e del personale locale;
  • progettazione e realizzazione di eventi, corsi e programmi spesso estesi a territori molto vasti;
  • costante reperibilità, anche nelle ore serali, nei fine settimana e, non di rado, durante i periodi di ferie;
  • Ricerca sponsor

A tali responsabilità devono corrispondere adeguato riconoscimento giuridico, autonomia operativa e trattamento economico.

Considerazione conclusiva

Nel corso della riunione è stata più volte utilizzata un’altra espressione significativa: diplomatici e personale APC sarebbero «tutti sulla stessa barca». Accogliamo con favore questa affermazione, ma non possiamo ignorare che i rispettivi contratti, le prospettive economiche e le possibilità di carriera restano profondamente differenti. Oggi un addetto culturale in servizio a Roma può trovarsi in seria difficoltà nel sostenere il costo della vita, mentre un diplomatico di nuova nomina dispone di un trattamento economico nettamente superiore. Se la dirigenza intende dimostrare concretamente che diplomatici e personale APC appartengono davvero alla medesima comunità professionale, dispone ora di una possibilità chiara e immediata: prevedere un’ampia immissione del personale APC nella Quarta Area. È questa la collocazione coerente con le competenze, le responsabilità e le funzioni effettivamente esercitate dalla categoria, nonché con i risultati conseguiti sul campo in molti anni di servizio alla promozione della cultura e dell’immagine dell’Italia nel mondo. La Quarta Area non deve rappresentare un riconoscimento simbolico destinato a pochi, ma una reale opportunità di valorizzazione per una categoria che da tempo svolge compiti di elevata professionalità e responsabilità. Alle parole deve ora seguire una scelta concreta. La UIL vigilerà affinché l’impegno assunto non resti disatteso.

 

Edoardo Crisafulli (UIL FP MAECI)